L'applauso di Mangiarotti, mito azzurro della pedana

Edoardo Mangiarotti, 5 Olimpiadi
disputate
Piacenza - Sei gli atleti che si sono sfidati
in pedana e un ex atleta, anzi l'Atleta, tra il pubblico, che ha ricevuto un
tributo eccezionale dal pubblico presente: Edoardo Mangiarotti.
Ma chi è Edoardo Mangiarotti? Sei medaglie d'oro, cinque d'argento e due di
bronzo nelle cinque Olimpiadi disputate, da Berlino nel 1936 a Roma nel 1960;
tredici ori, otto argenti e tre bronzi negli undici campionati mondiali cui ha
partecipato. Ori e argenti anche alle Universiadi e ai Giochi del Mediterraneo.
Queste sono solo alcune delle innumerevoli affermazioni di Mangiarotti, il più
grande schermidore italiano di tutti i tempi, uno degli atleti più
"medagliati" in assoluto di tutti gli sport di tutto il mondo.
E ieri era lì, a prendere i meritati applausi, a godere di un evento di scherma
emozionante e a ricordare l'amico prima che il compagno di sport Bruno
Polidoro.
«Sono molto contento di essere qui e partecipare a un evento realizzato così
brillantemente, sono emozionato a vedere la sala d'armi che conosco da una vita
intitolata a Bruno».
E' molto legato a Piacenza, insieme ai fratelli Mario e Dario si ritrovò a
gareggiare con Giacobbe, Ricci Oddi e proprio Polidoro in occasione della coppa
"Nedo Nadi" e poi della coppa Impero. Da lì nacque un'amicizia e una
collaborazione tra la sala d'armi "Mangiarotti" e il circolo
Pettorelli, tra la famiglia Mangiarotti e la famiglia Polidoro.
Qual è il suo ricordo sportivo più bello?
«E' indubbiamente legato alle olimpiadi di Helsinki del 1952, quando io vinsi
l'oro e mio fratello Dario l'argento. Ci furono tre italiani e un
lussemburghese in finale, se Dario avesse battuto il lussemburghese io sarei
stato campione olimpico e lui medaglia d'argento, in caso contrario avrei
dovuto disputare uno spareggio. Così non fu e ritrovammo io e mio fratello sui
due gradini più alti del podio».
Un ricordo invece di Polidoro?
«Bruno è stato davvero un amico e sono molto soddisfatto di quello che vedo
oggi a Piacenza. Un circolo prestigioso che ha allenato grandi campioni, grandi
atleti, un ricordo particolare a Pinuccia Bersani olimpica a Monaco nel 1972 e
che continua a lavorare nel rispetto degli insegnamenti che Polidoro ha dato in
tutta la sua carriera».
Un abbraccio poi a Carlo Polidoro, figlio di Bruno: «Mi onora -dice Carlo -
l'intitolazione della sala a mio padre, che ha dato davvero la vita per lo
sport e oggi è ricordato così».
F.F.