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LIBERTA' di lunedì 12 dicembre 2005 > Sport


L'applauso di Mangiarotti, mito azzurro della pedana


 

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Edoardo Mangiarotti, 5 Olimpiadi disputate

 

Piacenza - Sei gli atleti che si sono sfidati in pedana e un ex atleta, anzi l'Atleta, tra il pubblico, che ha ricevuto un tributo eccezionale dal pubblico presente: Edoardo Mangiarotti.
Ma chi è Edoardo Mangiarotti? Sei medaglie d'oro, cinque d'argento e due di bronzo nelle cinque Olimpiadi disputate, da Berlino nel 1936 a Roma nel 1960; tredici ori, otto argenti e tre bronzi negli undici campionati mondiali cui ha partecipato. Ori e argenti anche alle Universiadi e ai Giochi del Mediterraneo. Queste sono solo alcune delle innumerevoli affermazioni di Mangiarotti, il più grande schermidore italiano di tutti i tempi, uno degli atleti più "medagliati" in assoluto di tutti gli sport di tutto il mondo.

E ieri era lì, a prendere i meritati applausi, a godere di un evento di scherma emozionante e a ricordare l'amico prima che il compagno di sport Bruno Polidoro.
«Sono molto contento di essere qui e partecipare a un evento realizzato così brillantemente, sono emozionato a vedere la sala d'armi che conosco da una vita intitolata a Bruno».
E' molto legato a Piacenza, insieme ai fratelli Mario e Dario si ritrovò a gareggiare con Giacobbe, Ricci Oddi e proprio Polidoro in occasione della coppa "Nedo Nadi" e poi della coppa Impero. Da lì nacque un'amicizia e una collaborazione tra la sala d'armi "Mangiarotti" e il circolo Pettorelli, tra la famiglia Mangiarotti e la famiglia Polidoro.

Qual è il suo ricordo sportivo più bello?
«E' indubbiamente legato alle olimpiadi di Helsinki del 1952, quando io vinsi l'oro e mio fratello Dario l'argento. Ci furono tre italiani e un lussemburghese in finale, se Dario avesse battuto il lussemburghese io sarei stato campione olimpico e lui medaglia d'argento, in caso contrario avrei dovuto disputare uno spareggio. Così non fu e ritrovammo io e mio fratello sui due gradini più alti del podio».

Un ricordo invece di Polidoro?
«Bruno è stato davvero un amico e sono molto soddisfatto di quello che vedo oggi a Piacenza. Un circolo prestigioso che ha allenato grandi campioni, grandi atleti, un ricordo particolare a Pinuccia Bersani olimpica a Monaco nel 1972 e che continua a lavorare nel rispetto degli insegnamenti che Polidoro ha dato in tutta la sua carriera».
Un abbraccio poi a Carlo Polidoro, figlio di Bruno: «Mi onora -dice Carlo - l'intitolazione della sala a mio padre, che ha dato davvero la vita per lo sport e oggi è ricordato così».
F.F.